Santa Giusta

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IL PAESE
Anche se il Monte Arci richiama immediatamente l’idea di rilievi montani, esiste tuttavia una parte che appartiene agli ambienti pianeggianti delle zone umide dell’Oristanese. Di questa zona fa parte Santa Giusta che possiede un omonimo stagno e che si trova nei pressi del Monte Arci. Il suo attuale nome, legato alla splendida basilica romanica che per molti anni fu la sua cattedrale, compare solo a partire dal XII secolo, ma la storia del paese parte dalla città fenicio-punica di Othoca che, in base ai diversi ritrovamenti effettuati durante i lavori di bonifica e secondo le indicazioni dell’ Itinerarium Antoninii del III sec. d.C., coinciderebbe con l’attuale centro abitato. Conosciuta con vari nomi (Eaden, Oseapol, Hiadis), Othoca, che in lingua semitica significa “la (città) vecchia”, fu fondata intorno all’VIII sec. a.C. dai Fenici e successivamente occupata dai Romani.

IL TERRITORIO Nonostante la sua vicinanza all’area pianeggiante di Arborea, legata tra l’altro alle vicende della bonifica, Santa Giusta è profondamente legato al territorio del Monte Arci, che sorge non lontano dal centro abitato. Infatti, così come anche in altri territori più montani della montagna dell’oro nero (l’ossidiana), anche nel territorio di Santa Giusta è stata identificata, nella località di Roia s’Acqua Bella, la presenza di laboratori di lavorazione del prezioso materiale. Il centro abitato sorge su un terrazzamento alluvionale compreso tra la laguna omonima e gli stagni di Palmas e Pauli Majori. La laguna, o meglio, lo stagno di Santa Giusta, con una superficie di 790 ettari, rappresenta per estensione il terzo stagno sardo dopo quelli di Santa Gilla, all’ingresso di Cagliari, e di Cabras, nella penisola del Sinis, a pochi chilometri di distanza. Diverse specie ornitologiche hanno trovato in questo stagno il loro habitat naturale: si tratta di esemplari di folaga, di germano reale, di airone cenerino e tanti altri.

L’ARCHEOLOGIA La presenza umana nel territorio di Santa Giusta è attestata sin dall’epoca neolitica con la presenza di villaggi di cultura come Bonu Ignhinu e di reperti ceramici di cultura di Ozieri. Diversi anche i nuraghi presenti come quelli monotorre di Sassu, di Nuragheddu, di Nuracciana e di Santa Giusta. Nella località S.’Elia, in prossimità dell’area lagunare, è stato rinvenuto un vasto villaggio nuragico. Ma l’aspetto più rilevante di Santa Giusta è il legame con la città fenicio-punica di Othoca che, in base ai diversi ritrovamenti effettuati durante i lavori di bonifica e secondo le indicazioni dell’ Itinerarium Antoninii del III sec. d.C., coinciderebbe con l’attuale centro abitato. Al periodo fenicio- punico appartengono le abbondantissime ceramiche ritrovate sull’altura della chiesa di Santa Giusta, come quelle che facevano parte di corredi funerari in diverse sepolture rinvenute e anche le anfore e le ancore ritrovate nelle acque della laguna. Inoltre, in seguito a diverse campagne di scavo, sono stati individuati i resti della cinta muraria fenicia e tracce dell’abitato, insieme a diversi monumenti funerari di estremo interesse. Degne di attenzione anche le testimonianze di epoca romana che si sovrappongono a quelle di età fenicio-punica: ricordiamo i ritrovamenti di materiali della necropoli e del tempietto di Demetra e Kore e il ponte a cinque arcate, di cui solo due superstiti, che valica il rio Palmas, ed un tratto della strada lastricata che collegava Othoca con Karalis (l’odierna Cagliari). Nel museo civico del paese sono conservati reperti e manufatti appartenenti alle varie culture presenti in questo territorio, a cominciare dal Neolitico medio per arrivare ai reperti fenicio-punici, romani e alto medioevali.

LA STORIA Dopo l’epoca romana, e più precisamente nel Medioevo, Santa Giusta faceva parte del Giudicato d’Arborea, nella Curatoria di Simaxis. Inoltre fu sede di diocesi dal 1119 al 1503. Durante tutto il periodo giudicale il suo ponte rappresentò una delle vie di comunicazione più importanti del Campidano. Fu interessata dalle numerose guerre del Marchesato di Oristano, dalle incursioni barbariche e dalla peste del 1652, che mise a dura prova la sopravvivenza della popolazione nell’intera isola. In periodi più recenti seguì le sorti della vicina Oristano alla quale si era profondamente legata.

L’ARCHITETTURA E L’ ARTE La basilica di Santa Giusta rappresenta, senza ombra di dubbio, una delle maggiori espressioni dell’architettura romanica della Sardegna: fu eretta come cattedrale sul sito più alto dell’area, già sede dell’acropoli antica, tra il 1135 ed il 1145. Venne costruita da maestranze pisane che fecero grande uso di blocchi di arenaria recuperati dal vicino sito di Tharros, nel Sinis, ravvivandola con inserti di marmo bianco e basalto nero. Accanto alle maestranze pisane operarono anche maestranze provenienti dall’Africa a cui si devono, invece, le decorazioni di gusto arabo. La basilica, profondamente austera, presenta una pianta a croce latina a tre navate divise da colonne di marmo e di granito, con capitelli e basi prevalentemente di spoglio provenienti da Othoca, Neapolis e Tharros. La copertura è a capriate lignee nella navata centrale e a crociera in quelle laterali. Il presbiterio risulta sopraelevato sulla cripta, coperta con volte a crociera e illuminata da finestrelle poste sullo zoccolo dell’abside. Durante i lavori di restauro effettuati negli anni Ottanta sono stati rinvenuti, sotto il pavimento, alcuni muri di origine nuragica. Il prospetto della chiesa è scandito da tre arcate che inquadrano il portale, definito da pilastri con capitelli zoomorfi e da una trifora centrale che permette anche l’illuminazione dell’interno. Il portale principale, evidenziato da una cornice di marmo bianco, è sormontato da due leoni accovacciati sopra un capitello scolpito con gnomi e foglie di acanto, e sopra questo, nella lunetta, si trova una croce di basalto.

I PRODOTTI TIPICI Da una parte i prodotti della terra con produzioni agricole (cereali) e orto-frutticole (legumi, verdure e frutta) e dall’altra i prodotti della laguna: questa commistione terra/acqua costituisce uno dei tratti più particolari di questo centro che da un lato è legato agli ambienti umidi dello stagno e dall’altro all’ambiente pedemontano del Monte Arci.

LA GASTRONOMIA Santa Giusta, per il suo habitat naturale, può essere considerato a tutti gli effetti una terra di laguna, quella dell’omonimo stagno e del vicino Pauli Majori, confinante con Palmas Arborea. Per questa ragione nella tradizione gastronomica locale non può mancare il pesce, soprattutto le anguille e il muggine. Quest’ultimo è anche la materia prima per la preparazione della bottarga, una sorta di caviale locale che si ottiene dalle uova di muggini scelti, estratte, lavate, messe sotto sale e poi essiccate e stagionate. Una volta pronta, la bottarga viene utilizzata come antipasto, tagliata a fettine sottili e condite con olio extravergine, magari proveniente dagli uliveti presenti nei tratti più collinari del Monte Arci, oppure viene grattugiata sulla pasta. Tra i primi piatti ricordiamo i “malloreddus” al sugo, dei quali a settembre si svolge una particolare sagra.

FESTE E SAGRE Diverse feste e manifestazioni culturali si svolgono a Santa Giusta, a cominciare dal 14 maggio con la festa dedicata alla Santa da cui lo stesso paese prende il nome e alla quale è dedicata la splendida basilica, vero gioiello di architettura romanica. Ad agosto si svolgono le regate de “is farris” e de “is fassonis”, quest’ultima di grande fascino e interesse storico -culturale. A settembre si svolge una sagra gastronomica, quella de “is malloreddus” che si svolge solitamente nei primi giorni del mese, mentre nell’ultima domenica si festeggia S. Severa.

LA REGATA DE “IS FASSONIS” Grande fascino suscita la particolare manifestazione della regata de “is fassonis” che, dopo la prima edizione del 1977, si svolge ogni anno agli inizi di agosto, nello stagno di Santa Giusta. Si tratta di una competizione che vede come protagoniste le antiche imbarcazioni palustri realizzate con “su fenu”, un’erba palustre che nasce e cresce nelle paludi intorno al centro abitato. Un fascino antico quello de “is fassonis” di cui non si conosce con precisione l’origine anche se molto probabilmente è nuragica o fenicia: sembra essere un’imitazione delle antiche imbarcazioni egiziane di papiro, realizzate sfruttando le erbe palustri per rispondere all’esigenza di disporre di mezzi con cui esercitare la pesca nello stagno e nelle paludi. La sua antichità è attestata dalla raffigurazione nel tempio ipogeo di S. Salvatore di Cabras (IV secolo d.C.) dove compare anche la sua originaria struttura fatta di giunchi intrecciati nella prua e distesi a poppa. Accanto alla più tradizionale regata, si svolge anche quella dei “fassonis a cantoi”, ovvero di imbarcazioni sospinte dal “cantoi”, una pertica formata da tre canne lunghe circa sei metri che dà maggior forza alla regata. “Is fassonis” hanno molta somiglianza con alcune imbarcazioni del Perù, chiamate “cabalitos de totore”, utilizzate nel lago Titicaca. Questa similitudine ha permesso di stringere una salda amicizia e di istituire dei piacevoli gemellaggi con le regioni lontane del Perù.

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