Il Parco regionale del Monte Arci realtà, confronto, valutazioni: una possibile proposta?

Il 26 giugno, con la partecipazione dell’Assessore regionale della Difesa dell’ambiente professoressa Donatella Spano, si è svolto il convegno di studi sul futuro del Monte Arci con l’obiettivo di valutare la fattibilità della proposta di istituzione del Parco regionale omonimo, alla luce delle esperienze finora maturate da parte del Consorzio tra gli 11 comuni nei quali ricade l’area protetta (Ales, Marrubiu, Masullas, Morgongiori, Palmas Arborea, Pau, Santa Giusta, Siris, Usellus, Villaurbana, Villaverde), delle esigenze di sviluppo e di crescita economica delle popolazioni e delle ricadute attese sulle modalità di uso del territorio a seguito dell’attivazione della nuova struttura.

Il convegno, che ha visto una nutrita partecipazione di cittadini, di Consiglieri regionali e di rappresentanti territoriali, come l’Asso Gal, si è tenuto nella comunità “Le Sorgenti” di Is Benas, sulla sommità del Monte, in comune di Morgongiori immersa in una cornice di verde che ha sorpreso i partecipanti per la qualità dell’ambiente e per le caratteristiche di accoglienza della vicina pineta attrezzata per la sosta di comitive e dove gli stessi hanno goduto l’ospitalità di un pranzo con prodotti tipici locali, a iniziare dalle lorighittas.

Proprio a Is Benas, come ha sottolineato il Presidente del Consorzio e Sindaco di Morgongiori Renzo Ibba che ha coordinato lo svolgimento dei lavori, ha avuto inizio, oltre quindici anni addietro, il dibattito sul Parco alla luce della proposta di fattibilità contemplata nella legge regionale 31/89 sul sistema delle aree protette, quando le popolazioni locali sollevarono non poche perplessità su un progetto di gestione calato dall’alto e avviarono il dibattito per la costruzione di un’alternativa basata sulla condivisione da cui nacque il Consorzio di gestione del Parco del Monte Arci. Il Presidente ha richiamato il lavoro svolto dal Consorzio, con numerosi progetti, proposte e realizzazione di opere e interventi tesi a migliorare la qualità dell’ambiente e del paesaggio, a rafforzare il rapporto tra uomo e montagna, ad avviare processi di tutela, valorizzazione e fruizione.

Si è sottolineata la presenza dell’Assessore Spano unitamente a quella del Presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale onorevole Antonio Solinas, preludio di un possibile percorso legislativo per l’istituzione dell’area protetta in linea con le aspettative delle popolazioni locali e del loro fattivo contributo per migliorarne la gestione in un ottica di sostenibilità, non trascurando le modalità d’uso finora perseguite né le consuetudini che vi hanno sempre espletato, come ad esempio il legnatico nei terreni soggetti a usi civici. Dopo aver richiamato l’esigenza di un tavolo tecnico, di confronto, tra Regione e Consorzio, come premessa alla sostanziale prosecuzione del progetto istitutivo, si è ha dato avvio ai lavori richiamando l’esperienza e la competenza nel campo delle politiche dell’ambiente dei relatori necessaria non tanto per sostenere un dibattito scientifico, pure imprescindibile, quanto perché confacente sia agli intenti di valorizzazione e gestione del territorio, sia per testimoniare come altre realtà locali vivono e si rapportano con i parchi regionali. Ciò anche come base di riflessione per le decisioni in itinere. Sono quindi intervenuti il dottor Pierluigi Valenti della Corvallis SpA – SSAST SrL, responsabile dell’organizzazione del nuovo “Portale” del parco; il Professor Giuseppe Pulina dell’Università di Sassari, attuale Commissario dell’Ente Foreste, che non ha mancato di richiamare le auspicabili sinergie tra l’ente e la futura area protetta, la professoressa Katina Madau, docente di Politica dell’ambiente dell’Università di Sassari che ha precisato il nuovo ruolo economico e di integrazione tra popolazioni e ambiente che stanno ora vivendo le aree protette, il professor Giuseppe Scanu, anch’egli dell’Università di Sassari, che ha tracciato un percorso sulla possibile definizione dell’area protetta in relazione alle specificità d’uso del territorio e alle consuetudini, culture e tradizioni delle popolazioni locali. E’ intervenuto quindi il dott. Giacobbe Zortea, presidente del Parco del Paneveggio-Pale di San Martino, nelle Dolomiti orientali, in provincia di Trento, già patrimonio dell’UNESCO che con il suo Direttore, dott. Vittorio Ducoli, hanno delineato i problemi ma soprattutto i vantaggi dell’aver realizzato il parco per l’ottima integrazione tra aspetti di tutela ed esigenze di fruizione anche turistica, ad esempio per quanto concerne la realizzazione di nuove piste da sci. Hanno inoltre sottolineato l’interessante connubio tra cacciatori e parco, della cui assemblea fa parte anche una loro rappresentanza. Al Presidente del Parco regionale di Porto Conte, Prof. Antonio Farris, dell’Università di Sassari, e al Dottor Sergio Ortu è stato riservato il compito di illustrare il rapporto tra gli aspetti della gestione della fauna e le popolazioni, alla luce delle più recenti vicende che hanno visto proliferare in maniera abnorme il numero dei cinghiali per il cui riequilibrio si è dovuti ricorrere a tecniche di prelievo controllato, tra cui l’abbattimento e la caccia. Segnalando che il Convegno rappresentava l’avvio di un dibattito aperto tra tutti i soggetti e gli attori territoriali, nei pur brevissimi interventi acconsentiti dal ridotto tempo a disposizione, si è comunque segnalato come l’avvio del parco richieda riflessioni puntuali per rimarcare in che modo soddisfare le richieste delle popolazioni per quanto riguarda le esigenze di salvaguardia idrogeologica, l’occupazione verde, il mantenimento delle tradizioni e delle consuetudini d’uso, la crescita occupazionale pure riconoscendo al parco l’azione di volano per la valorizzazione complessiva del territorio. Sostanzialmente positivo ed equilibrato il clima dell’incontro registrato in sede di conclusioni dall’Assessore Spano, anche con posizioni che, pure critiche, non sono però da considerare assolutamente negative ed ha rassicurato il pubblico sull’idea di parco che la Giunta intenderebbe portare avanti, non recinti ma occasioni di sviluppo, per altro già adottata nel caso di quello di Tepilora, con la possibilità di attivare azioni specifiche a favore dei territori interessati attraverso accordi di programmi sottoscritti direttamente dal Presidente. Un percorso maturo, ha tenuto a precisare l’Assessore, come è maturo il tempo per rivedere la L. R. 31/89, che può essere avviato anche parzialmente, se qualche amministrazione ritiene di non essere ancora pronto per aderire alla proposta istitutiva ma aperto anche ad altre realtà territoriali del Monte Arci, come ad esempio ad Uras., con una sola condizione: la condivisione e il contributo delle popolazioni. Dello stesso tenore l’intervento dell’Onorevole Solinas assicurando la disponibilità a dialogare con le amministrazioni e le popolazioni interessate nella definizione della proposta legislativa di un nuovo parco regionale purché, appunto, partecipato dal basso e per questo accettato e condiviso da Sindaci e abitanti. A questo link la relazione di apertura del convegno 

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