ANACARDIACEAE

FAMIGLIA: ANACARDIACEAE
Nome scientifico: EPistacia lentiscus L.
Nome italiano: Lentisco

Nome sardo: Astringul (Alghero); Kessa (Bolotana, Bitti, Cuglieri, Orani, Ozieri, Padria, Sassari, Gallura, Logudoro); Cose neigre (Carloforte); ‘Essa (Oliena, Olzai, Orgosolo); Moddizi (Laconi, Fluminimaggiore, Campidanese); Lentisku, Lestinkine, Ollestinku (in genere indica il frutto).

Arbusto  sempreverde, pulvinato, prostrato e raramente arborescente, generalmente alto1-2 m può, in condizioni favorevoli, raggiungere 5-6 metri. E’ una pianta dioica che possiede fiori maschili e fiori femminili separati su individui diversi. Situati all’ascella fogliare, privi di corolla, quelli femminili sono verde chiaro, quelli maschili assumono tonalità rossastre. Le foglie, paripennate, sono formate da tre o più copie di foglioline sessili (prive di picciolo), ovali allungate, di colore verde lucente. Il frutto, rotondeggiante o ovale è inizialmente rossastro e a maturità diviene nero lucente. La propagazione avviene per seme o per talea. Fiorisce in marzo aprile e fruttifica dall’ autunno all’ inverno. E’ una specie che riveste un ruolo importante nella fertilizzazione del terreno, infatti le foglie, essendo ricche di potassio, cadendo a terra, contribuiscono, umificando il terreno, alla ricostituzione del manto vegetale. Localizzato in tutto il Mediterraneo, Portogallo e Canarie, è diffuso in zone luminose e calde di macchia e gariga ad un altitudine compresa fra 0 e 800 m. In condizioni favorevoli assume un portamento eretto con ramificazioni contorte e chioma espansa, nelle zone interessate da forti venti si presenta prostrato con dimensioni ridotte. Utilizzato fin dall’antichità dai frutti si otteneva un olio (da cui il termine sardo “lostincu”) utilizzato sia a scopo alimentare sia come combustibile per le lampade. Il legno, per la peculiare flessibilità trova impiego in numerosi lavori di artigianato locale. E’ una specie molto longeva che può raggiungere, in presenza di fattori climatici favorevoli, diversi metri di circonferenza. La ripresa vegetativa anche dopo gli incendi è dovuta alla capacità pollonifera.

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